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“Non dire dieta”: cose da non dire a chi deve perdere peso pt.2

“Non dire dieta”: cose da non dire a chi deve perdere peso pt.2

“Non dire dieta”: cose da non dire a chi deve perdere peso pt.2

Eccovi la seconda parte dei miei consigli, apparsi su “ViverSani e Belli”riguardo le frasi da “non dire” a chi si appresta ad una dieta o, specie in questo periodo, fare il “rush finale” verso la famigerata “prova costume”.

Per chi si è perso l’articolo, niente paura,  eccovi anche la seconda parte (e non dite che non sono buono, ehehe). La prima parte la trovate qui

viversani emanuel mian

Fregatene, stai bene così

Voi lo fareste? Probabilmente no. Perché allora consigliarlo ad altri? Idem per: “Ma dai, non sei grassa!”: la frase, anche se al negativo, contiene già il pensiero che non si voleva esprimere a voce alta (sei grassa). Di fronte al disagio di chi si sente un po’ appesantito, è bene non rinnegare mai né cercare di minimizzare l’evidenza, ma puntare sulle sue risorse dicendo: “Se pensi che dimagrire ti farà sentire meglio, puoi metterci energie e affrontare la cosa”.

Mi piacevi di più prima

Non solo così si aumenta il senso di inadeguatezza di chi con fatica ha raggiunto l’obiettivo, ma si associa la gradevolezza di una persona unicamente a fattori estetici. Una regola sempre valida è non enfatizzare mai troppo il cambiamento di peso, né in positivo né in negativo.

Lo sai che il grasso fa male alla salute?

È indubbio che l’obesità aumenti il rischio di malattie anche molto serie e accorcia la vita. Tuttavia la tecnica del terrorismo psicologico, è un pessimo deterrente. Funziona nel brevissimo tempo, ma alla lunga ha un effetto boomerang.

nondiredieta

Ma quanti chili hai perso?

Il rinforzo positivo è efficace se non è eccessivo e se è misurato anche alla sensibilità della persona sul tema cibo e corpo. Esagerare con le lodi ed enfatizzare il cambiamento, specialmente in soggetti predisposti (per esempio i perfezionisti), può far sviluppare una vera ossessione (si chiama ortoressia, la mania per l’alimentazione sana, ed è un disturbo che rappresenta una microarea dell’anoressia nervosa). La persona comincia a pensare che la stima di sè e l’ammirazione sociale si misurino in base ai centimetri persi perciò, per non deludere le aspettative, continua a dimagrire anche quando non è più necessario. Inoltre sottolineare ripetutamente la metamorfosi significa sminuire la persona come si presentava prima, come se insieme ai chili di troppo se ne fossero andate anche la simpatia, l’intelligenza, l’amabilità.

Andiamo a fare shopping, invece di mangiare!

Oltre a innescare un comportamento potenzialmente pericoloso, perché sempre di tipo compulsivo (come il cibo), si pone l’accento sull’alimentazione come problema e non come possibile rimedio al proprio disagio. Ricordate il film “Fight club”? La prima regola è: “non parlare del fight club”. Vale anche qui: quando si è in compagnia di un’amica a dieta, cibo e corpo sono due parole tabù. Quindi niente proposte tipo andare a correre insieme o provare un nuovo ristorante biologico. A meno che questi due elementi non siano al centro di una condivisione positiva: “Andiamo a fare un a massaggio alla SPA?” oppure “Ti va di cucinare insieme?” sono idee ben accette.

fightclub

Io sono dimagrita così… Perché non provi anche tu?

Ogni persona è diversa dall’altra e la stessa dieta, anche se seguita fedelmente, può non dare risultati analoghi. Questa frase destabilizza chi magari ha già tentato numerose strade senza ottenere benefici, facendolo quasi sentire un “caso disperato”. Da evitare soprattutto se la persona ha appena cominciato un percorso strutturato e lo sta seguendo con determinazione: si rischia di confonderla e metterla in crisi. Invece di dare suggerimenti non richiesti, è utile interessarsi alla dieta che sta seguendo, mostrandosi incuriositi, chiedendo come si sta trovando, quali difficoltà incontra. Ogni strategia volta a valorizzare il vissuto della persona a mostrare empatia e coinvolgimento emotivo risulta vincente.

Sei devi peccare, fallo bene

Il compito di chi sta a fianco di una persona che sta cercando di dimagrire è aiutarla a mantenere la gestione dell’alimentazione su binari abbastanza ben in linea con gli obiettivi. È sbagliato fomentare il suo desiderio di trasgressione (fisiologico dopo un lungo periodo di sacrifici), nell’intento di gratificarla per gli obiettivi raggiunti (“Stasera niente dieta, te lo meriti!”). Anche se in buona fede, non si sta facendo il suo bene, perché dopo aver sgarrato si sentirà peggio. Piu’ si controlla e piu’ si perdera’ il controllo.

Vedi che in costume stai bene?

Per chi vive male la propria immagine corporea, tutte le situazioni che prevedono un’esposizione di sé (lo shopping, la spiaggia) sono molto critiche: già accettare di viverle, senza rifiutarsi, è un grande sforzo, per cui non c’è bisogno di sottolinearlo, si aumenterebbe solo il disagio. Meglio porre l’accento sulla piacevolezza del bel momento passato insieme.

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Presto con gli esperti di Emotifood ci sarà un seminario su “Mindful Eating” e la comunicazione anche con noi stessi per mantenere una buona motivazione nella gestione dei pasti, dell’attività fisica e dei propri obiettivi nella vita.

Rimanete informati quindi anche sulla mia pagina Facebook cliccando QUI

Emanuel Mian, psicoterapeuta, responsabile scientifico di Emotifood e docente – Università di Pavia – del Corso di “Tecniche di Comunicazione medico/paziente” al Corso di Laurea in “Dietistica” e nel Master in “Dietetica e Nutrizione Clinica

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