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Anoressia nervosa

L’ANORESSIA NERVOSA colpisce soggetti in prevalenza di sesso femminile, d’età compresa tra i quattordici e i trent’anni. Per le donne vi è quasi sempre l’aggravante della mancanza di mestruazioni (amenorrea). La perdita di peso, invece, è un denominatore comune indipendentemente dal sesso. La paura di perdere il controllo è preminente: si teme di mangiare ed essere poi incapaci di smettere. In determinati casi sopraggiunge una ricerca ossessiva dell’ordine e della pulizia. E’ presente una distorsione dell’immagine corporea come psicopatologia specifica. Il pensiero riguardante l’essere grasse persiste, invece, come idea prevalente per la quale il paziente s’impone una soglia di peso basso. Il disturbo dell’immagine corporea non è imputabile a un disturbo generalizzato della percezione. Quanto più basso è il peso, tanto più grande è l’anomalia dell’immagine del corpo.

Anoressia nervosa

La depressione come si evince dallo schema sottostante, è l’atto finale di tali disturbi, anche se gioca un ruolo importantissimo nella dinamica di queste patologie. E’ un fattore interdipendente, non una problematica isolata, come si può esser portati a pensare. Il soggetto è sempre insoddisfatto della sua immagine corporea e la frustrazione prodotta dal malcontento, a volte, ne condiziona completamente la qualità di vita.

Sono molti, e in continuo aumento, i casi di soggetti il cui fisico, dopo un periodo di anoressia, anche breve, rimane gravemente minato. Tra gli adolescenti l’anoressia è la malattia psichiatrica a più alto tasso di mortalità. Denutrizione e pratiche compensatorie, quali vomito auto indotto e uso smodato di diuretici e lassativi, sono l’esordio di complicanze psicologiche che, nei casi più gravi, possono indurre a pensieri e azioni di tipo suicidario. Sono numerosi i soggetti che, anche solo dopo un periodo breve di anoressia, subiscono il danneggiamento, a volte irreversibile, di alcuni organi. Il sottopeso grave può determinare una riduzione del muscolo cardiaco, con successivo arresto dello stesso.

L’ipoglicemia non regolare, dovuta agli squilibri elettrolitici causati dal vomito e dall’uso improprio di lassativi, può pregiudicare l’equilibrio renale a tal punto da costringere a dialisi. Lo squilibrio idroelettrolitico, inoltre, oltre a provocare sete e vertigini, è causa di ritenzione idrica che, a sua volta, procura gonfiore agli arti, debolezza e apatia. Anche le ghiandole salivari risentono del vomito autoindotto: lo squilibro idrosalino (che si verifica vomitando) e l’aumento di saliva contribuiscono a farle infiammare tanto da produrre calcoli, che a seconda della dimensione possono ostruire i dotti salivari. A causa del vomito iterato, vi è la possibilità, che si presentino pericolose lacerazioni a esofago e intestino e, ovviamente, la meno grave, ma non poco influente, erosione dentale che comporta la fastidiosa presenza di carie. Nelle femmine l’assenza di ciclo mestruale è sempre una costante che, se protratta troppo a lungo, può essere la causa di una sterilità permanente. La diminuzione del livello di estrogeni, conseguente allo stato di amenorrea, può essere la causa di osteoporosi e fratture spontanee. Freddo, vertigini, svenimenti e parestesie (perdita della sensibilità agli arti), fanno parte del quadro clinico, come anche diminuzione dell’attenzione e della capacità di concentrazione e di memoria.

Anoressia nei bambini

E’ opinione comune pensare che l’anoressia nervosa colpisca solo le ragazze nella cosiddetta fase adolescenziale. In realtà, si tratta di una problematica che, ormai, si sta manifestando indipendentemente dal sesso di appartenenza e che, anche se può sembrare impossibile, non risparmia nemmeno femminucce e maschietti sotto i dieci anni. Da precisare che vi è differenza fra inappetenza, apatia e i sintomi di questa patologia. Una prudente preoccupazione può sorgere qualora il bambino appaia chiuso in se stesso e inizi a prediligere cibi molto semplici (latte, semolino), che non necessitano di masticazione e ricordano lo svezzamento (da interpretare come una sorta di rifiuto di crescere). Questi tipi di atteggiamenti possono essere causati da: genitori presenti in modo assillante e possessivo o, al contrario, assenti o poco attenti alle esigenze del figlio; liti in famiglia; ossessione dei genitori per i risultati scolastici; problemi d’integrazione sociale nel contesto scolastico; confronto tra fratelli (l’autostima gioca un ruolo importantissimo, sia che si tratti di piccoli pazienti che di adulti).

Il bambino tormentato per uno o più tra questi o altri motivi, assume un atteggiamento diverso dal normale, perché così facendo spera di riuscire ad attirare l’attenzione su di sé e far capire che qualcosa, o qualcuno, lo tormenta. Si tratta di un grido inconscio d’aiuto, che si esplica nel rifiuto del cibo, unico strumento per calamitare sguardi, attenzioni e pensieri dei “grandi”. In questi casi si raccomanda una visita pediatrica allo scopo di valutare la crescita del piccolo che, se opportuno, deve essere affidato alle cure di un centro o di uno specialista.

Anoressia atletica

In alcuni sport, e in particolare in quelli di velocità, gli atleti con un corpo meno “pesante” hanno un indubbio vantaggio sugli avversari. Per contro, in altri come ad esempio il pugilato o lo judo, dove la categoria di peso è distinta, essere al limite del peso permette di usare i chilogrammi come asso vincente per sferrare colpi più poderosi e far perdere l’equilibrio all’atleta avversario.

Nel primo caso, ossia quando il peso corporeo basso viene ricercato per questioni di performance sportiva, il suo mantenimento può portare a scompensi a favore di alcuni macronutrienti a dispetto di altri (proteine contro grassi e carboidrati nella cosiddetta dieta chetogenica) e, nell’ipotesi più infelice, a digiuni protratti per l’intera stagione preparatoria e agonistica, nella speranza di rimanere in una categoria di peso specifica o per contenere i danni di “abbuffate fuori programma”.

Molti atleti, per mantenere basso il peso corporeo e limitare gli accumuli di tessuto adiposo, restringono l’apporto calorico o vanno in sovrallenamento (allenandosi oltre le possibilità offerte dalla condizione fisica del momento). Per essere precisi, in realtà, si parlerebbe d’ipertrofia degli adipociti o aumento della massa delle cellule adipose, non di iperplasia o divisione e moltiplicazione di esse. Secondo alcune ricerche della rivista “Nutrition”, molte anomalie endocrine e quindi alcuni conseguenti disturbi del metabolismo, sarebbero il risultato di restrizioni alimentari (leggi, digiuni da “asceta”) protratti per molti mesi durante l’anno. Nelle donne questa problematica è stata studiata a fondo e viene chiamata “la triade delle atlete”. Si tratta di una condizione sempre più frequente nelle giovani atlete, caratterizzata da amenorrea, disturbi alimentari di vario tipo (digiuni, abuso di lassativi e vomito autoindotto) e osteoporosi (rarefazione ossea dovuta a decalcificazione e mobilizzazione dei sali di calcio). Tali problematiche sono causate dallo sbilanciamento tra energia spesa ed energia assunta, ovviamente questa condizione si verifica più di frequente negli sport che enfatizzano la magrezza. Una ricerca su 182 atlete del college ha riscontrato che ben il 32% di esse praticava almeno un comportamento disfunzionale per il controllo del peso, con una percentuale del 74% nelle ginnaste, del 47% nelle maratonete e del 15,4% nelle nuotatrici. Come trattamento la ricerca consiglia di ridurre l’intensità degli allenamenti e aumentare contemporaneamente l’introito calorico, arricchendo la dieta di tutti i macronutrienti, con l’apporto di calcio e vitamina D e il sostegno di una terapia ormonale. Il tutto sotto stretto controllo dell’endocrinologo e del medico nutrizionista. Genitori, personale atletico e medici dovrebbero essere informati dei rischi, quali ritardi nelle tappe di maturazione e statura ridotta rispetto alle proprie coetanee, che allenamenti intensivi, soprattutto se praticati in giovane età, possono portare alle atlete.

Un commento

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