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Binge Eating

L’espressione “BINGE EATING” è stata inventata da Hyman Cohen, professore di liceo in cura presso Stunkard per un problema d’obesità. Può trovare la traduzione italiana con “abbuffata compulsiva”, anche se letteralmente significa cedere alla tentazione di mangiare. Oggi giorno, è usata in medicina e in psichiatria per definire uno stimolo e per comporre il nome di una diagnosi, ossia il Binge Eating Disorder (Disturbo d’Alimentazione Incontrollata).

Il DSM-IV pubblicato nel 1994, indica per il disturbo d’alimentazione incontrollata un insieme di criteri che hanno bisogno d’ulteriori studi. Secondo gli ideatori del DSM non vi sono ancora informazioni sufficienti per stabilire una diagnosi standard, ma non è errato dire che episodi frequenti di abbuffate, senza successive condotte compensatorie (vomito auto indotto/uso di diuretici e lassativi ), sono il denominatore comune fra i soggetti afflitti da Binge Eating Disorder.

Più volte, durante l’arco della settimana, il soggetto inizia a mangiare con l’intenzione di non esagerare ma, soltanto pochi bocconi dopo, si convince di aver pregiudicato la sua giornata dal punto di vista alimentare. In conseguenza a ciò, la perdita di controllo sulla quantità e qualità del cibo diventa pressoché totale.
Il binge eater nel momento dell’abbuffata riesce a valutare solo il beneficio momentaneo dato dal cibo (che viene usato come valvola di sfogo per allontanare sentimenti di rabbia o frustrazione). Il soggetto non è in grado di ragionare sulle conseguenze a lungo termine del suo comportamento, che quasi nella totalità dei casi porta a un’evitabile aumento di peso che, a sua volta, può essere l’esordio di patologie come ansia e depressione.

Disturbo del comportamento alimentare aspecifico

L’alimentazione dell’individuo è equilibrata. Il peso rientra quasi sempre nei parametri normali del BMI (Indice di Massa Corporea), ma ciononostante il soggetto, per dimagrire ulteriormente, ricorre al vomito auto-indotto dopo i pasti.

Vomiting

Il soggetto si abbuffa in modo compulsivo e talune volte ricorre al vomito auto-indotto pur di continuare a godere del piacere del cibo e mantenere con questo tipo di condotta un peso normale, o leggermente superiore a quello ideale.

Nibbling

Il soggetto non ha un vero e proprio problema di peso, ma è afflitto piuttosto da una lieve depressione che lo induce, soprattutto nei momenti di noia, a sbocconcellare continuamente il cibo, senza essere mai sazio. All’esordio del problema, quasi sempre l’individuo opta per cibi poco calorici, che gli consentono di mantenere un peso nella norma ma, a lungo andare, le quantità e la qualità degli “spuntini” variano al punto tale da portare all’obesità.

Exerciting

L’alimentazione dell’individuo è equilibrata. Il soggetto è, però, ossessionato dall’idea di bruciare calorie. Per farlo ricorre a un’estenuante attività fisica. La speranza è quella di mantenere un peso ideale e di avere un corpo apprezzato dagli altri. Si presume che a monte della “figura atletica” si possa celare una sorta di anoressia mascherata.