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FAQ disturbi alimentari

Di seguito alcune tra le domande più frequenti poste al dottor Mian e relative sue risposte di utilità generica.

Assecondare una figlia che riteniamo essere anoressica significa in un certo senso diventare responsabile della sua morte. Probabilmente, portarla in una clinica significherà perdere temporaneamente il suo affetto e la sua fiducia; non portarla significherebbe perderla a breve in quanto persona fisica.

Un atteggiamento aggressivo di certo non può giovare in nessun caso, né all’inizio della patologia, né tanto meno quando questa è ad uno stadio avanzato. In questo caso bisogna cercare di essere un po’ più malleabili e accompagnare prima possibile il ragazzo da uno specialista.

Probabilmente è solo un’adolescente. Parlare al telefono, ascoltare la musica, appartarsi nella propria stanza non vuol dire essere anoressiche. Diversa la questione, se il luogo del ritiro è il bagno: in quel caso meglio monitorare con maggiore attenzione.

Non accettarsi non è un capriccio da correlarsi all’età. Fortunatamente il ragazzo ha trovato il coraggio di dichiarare apertamente il suo disagio, ciò significa che è disponibile al dialogo. L’ideale, se i segnali di disagio sono più forti, è farlo incontrare con uno specialista.

Per quanto riguarda il bambino non esiste alcun tipo di problema, né durante la gravidanza, né durante l’eventuale allattamento. Riguardo alla figlia va precisato che la gravidanza, per qualsiasi donna, è una situazione particolarmente delicata dal punto di vista psicologico. Considerato il regresso, sarebbe auspicabile che vedesse uno specialista.

Non è detto, ma ci sono delle grandi probabilità. In questi casi si deve “per caso” sorprendere la persona e, nel modo più gentile e accomodante possibile, incitarla a parlare. In seguito è consigliabile mettersi in contatto con uno specialista.

Non si può diagnosticare una patologia con un unico parametro. Sono necessari, oltre al peso, altri elementi.

Direi proprio di no, ma essere assillati dall’incubo del peso è di certo un campanello d’allarme da non sottovalutare. E’ il caso di rivolgersi a uno specialista.