Inserisci la tua parola chiave

Obesità

L’obesità è strettamente collegata a patologie quali disturbi cardiaci, ipertensione, diabete e sebbene in casi più rari, ad alcune forme tumorali. Costituisce, quindi, un rischio effettivo di morte, sia per gli uomini, che per le donne. Premesso ciò, è facile dedurre come mai la medicina presti sempre più attenzione a questo problema, che sta raggiungendo proporzioni epidemiche. L’aumento in percentuale dell’obesità, è attribuibile a numerosi fattori, quali la relativa abbondanza di cibo, lo stile di vita sedentario e l’alimentazione eccessivamente ricca di zuccheri e grassi.

La preoccupazione maggiore verte sul fatto che negli ultimi anni, anche tra i giovanissimi, si è rilevato un incremento notevole dell’obesità. I più colpiti sembrano essere i figli di genitori che lavorano. Affidati a estranei, o ai nonni, questi bambini, trascorrono gran parte della giornata in compagnia di cibi altamente calorici, consumati davanti a televisione e videogiochi.

LA SEDENTARIETÀ, SIA PER I PICCOLI CHE PER GLI ADULTI, È IL FATTORE D’ESORDIO CHE PORTA AD UN MARCATO SOVRAPPESO

Un obeso è un potenziale candidato a sviluppare molteplici complicanze: frequenti le crisi respiratorie dovute a insufficienza circolatoria, rari, ma non improbabili, gli ictus attribuibili a ipertensione e colesterolo alti, possibili i calcoli biliari provocati sempre dal colesterolo elevato, assidua la presenza di funghi dove la pelle è soggetta a sfregamento, costante la sensazione di stanchezza alle gambe riconducibile al peso eccessivo, che può anche essere motivo di peggioramento di varici già esistenti.
L’essere obeso implica una serie di problematiche che trovano conferma in radici profonde: la grassezza è sinonimo non solo di bruttezza, ma anche di pigrizia, sciatteria, mancanza di raffinatezza e volgarità.

E’ pensiero comune che un individuo grasso debba tenere per forza di cose comportamenti “animaleschi”, quali abbuffarsi senza ritegno, lavarsi poco e curarsi affatto. Quando guardiamo un obeso, senza rendercene conto lo giudichiamo, negandogli il beneficio del dubbio: si tratta sempre di una persona che mangia senza autocontrollo, mai di una persona sofferente a causa di una patologia, che lo costringe a tale condizione, indipendentemente dalla sua volontà.

L’idea che la grassezza sia collegata all’ingordigia, è profondamente radicata. L’individuo grasso, oltre a dover quotidianamente lottare contro un corpo che non lo gratifica, si vede anche costretto, per farsi stimare, a impegnarsi il doppio di quanto faccia una persona magra. Ne consegue che se la persona in questione non ha un carattere grintoso, presto o tardi si troverà a dover fare i conti con una bassa autostima, che lo indurrà inevitabilmente a una condotta di vita qualitativamente misera. La società attuale sta contribuendo a creare una nuova forma di razzismo, della quale gli obesi sono le vittime.

I soggetti obesi facenti parte della categoria diagnostica della bulimia nervosa sono un numero esiguo, numerosi invece quelli che denunciano frequenti crisi d’ingordigia incontrollabile, non seguite da alcun tentativo di compenso.

Si è sempre più orientati a credere che sia non solo utile, ma indispensabile, assegnare una categoria diagnostica specifica al sottogruppo di individui affetti da obesità. Ad oggi, l’obesità non figura tra i disturbi della condotta alimentare.