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Ortoressia Nervosa: Emanuel Mian sulla “Gazzetta del Mezzogiorno”

Ortoressia Nervosa: Emanuel Mian sulla “Gazzetta del Mezzogiorno”

Ortoressia Nervosa: Emanuel Mian sulla “Gazzetta del Mezzogiorno”

La Gazzetta del Mezzogiorno mi ha recentemente intervistato per parlare di ortoressia nervosa.

Eccovi l’articolo, fatelo leggere a chi ne soffre o a chi pensate possa avere accanto qualcuno che ne è stato colpito, potrebbe trovarlo utile:

GazzettadelMezzogiornoEMOTIFOOD

Quando la dieta sana diventa un’ossessione

Stare attenti a quel che si porta in tavola è importante. In alcune persone, però, questa attenzione può trasformarsi in un’ossessione, che si chiama “ortoressia”: si tratta di una psicopatologia che concerne il comportamento alimentare ma che, diversamente dalla bulimia e dall’anoressia, non ha come elemento centrale, almeno negli stadi iniziali, l’immagine corporea. Degli oltre 3 milioni di italiani con disturbi alimentari, circa il 15% soffrirebbe di ortoressia, con una netta prevalenza degli uomini (11,3%) rispetto alle donne (3,9%).

A determinare ogni azione delle persone ortoressiche sono gli effetti che l’assunzione di un cibo ha sullo stato di salute. Così, l’alimentazione sana diventa l’aspetto più importante della vita e in nome di essa si è disposti anche a sacrificare importanti relazioni sociali: per esempio, chi soffre di questa malattia può arrivare a non andare più a cena da amici oppure a uscire con loro al ristorante perché non conosce la qualità degli ingredienti delle portate che saranno servite.

Se l’attenzione a una dieta sana è positiva, quando si passa il segno, come in questi casi, si è in presenza di ortoressia, una patologia compulsiva e che comporta pensieri ossessivi e intrusivi, arrivando ad avere il pranzo o la cena come prima preoccupazione non appena ci si sveglia.

“Alla base di tale malattia vi è una forma d’ansia che concerne la sfera della salute”, spiega il dottor Emanuel Mian, psicologo del C.I.B.O. (Centro interdisciplinare bariatrica e obesità) degli istituti clinici Zucchi di Monza e responsabile scientifico di Emotifood. “Tale ansia viene placata solo esercitando un controllo ossessivo sulla qualità dei cibi.

Per esempio, si può arrivare a vedere, talvolta anche a ragione, lo zucchero bianco e il sale come dei veleni, così come latte e formaggi, per non parlare dei salumi. Tuttavia, ciò può causare da un lato seri problemi nella vita di relazione e dall’altro anche carenze nutrizionali”.

Come accade per gli altri disturbi alimentari, anche le cause dell’ortoressia sono multifattoriali. Può influire un ambiente familiare in cui si presta un’eccessiva attenzione al cibo, ma anche solo un clima particolarmente ansioso, magari con genitori che hanno limitato le capacità esplorative dei figli. Vi può inoltre essere una predisposizione personale ad avere un pensiero dicotomico (o bianco o nero), che può declinarsi nelle varianti sano/non sano e puro/non puro.

Possono influire sulla comparsa della malattia anche alcuni fattori socioculturali, come i messaggi trasmessi dai mezzi d’informazione sull’alimentazione come forma di prevenzione, a cui le persone ortoressiche danno un’importanza eccessiva. “In tali soggetti, il timore di non seguire una dieta sana è causa d’ansia, che scompare solo esercitando un controllo ossessivo, e dunque eccessivo, sui cibi. Spesso, non vi è una reale competenza in ambito alimentare, perché le informazioni non sono sempre reperite da fonti attendibili. In chi soffre di questa malattia il rimedio, cioè il controllo, nel lungo periodo si rivela peggiore del male, ossia l’ansia, perché diventa esso patologico, e invece di favorire il rilassamento e la consapevolezza, alimenta l’ansia stessa, innescando un circolo vizioso dal quale è difficile uscire”, osserva il dottor Mian.

Chi soffre di ortoressia perde il piacere sia di gustare i cibi, sia della convivialità di pranzi, cene e cerimonie.

Per questi individui, la cui alimentazione non è assolutamente varia alla luce delle numerose limitazioni che si autoimpongono, mangiare è un gesto meccanico che non coinvolge la sfera emozionale.

In genere, questo problema è diagnosticato nella tarda adolescenza o in età adulta, quando di solito non si vive più con i genitori e si ha la possibilità di preparare pranzi e cene solo per sé o, al massimo, per il partner. È importante precisare che far attenzione a quel che si porta in tavola è positivo. Per capire se però una persona cara esagera ed è il caso che sia visitata da uno specialista bisogna valutare alcuni fattori: la frequenza con cui la dieta sana ricorre nei suoi discorsi, i ripetuti rifiuti a pranzi e cene a casa di amici e la varietà della sua alimentazione. Una volta diagnosticata l’ortoressia, nella terapia devono essere coinvolte più professionalità: uno psicologo, un nutrizionista e, nei casi più seri, anche uno psichiatra. La psicoterapia con protocolli specifici per questa patologia – e dunque più usata per la cura del disturbo – è quella cognitivo-comportamentale. Sebbene sia annoverato tra i disturbi alimentari e abbia alcuni aspetti comuni con l’anoressia, in realtà l’ortoiressia si caratterizza principalmente come un problema ossessivo-compulsivo.

Non è facile prevenire la comparsa di tale malattia e dei disturbi alimentari conseguenti. Sicuramente è d’aiuto educare i figli ad assaggiare qualunque cibo, facendo così loro apprezzare una varietà di gusti e sapori. Inoltre, bisogna che i pasti in famiglia siano momenti emozionanti, in cui apprezzare il piacere della convivialità.

Ciò comunque non toglie che ai bambini vadano spiegati anche i principi base di un’alimentazione sana.

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