Inserisci la tua parola chiave

Cause dell’anginofobia

L’ESORDIO ANGINOFOBICO avviene solitamente in età pre-adolescenziale o adolescenziale. Di solito, il genere femminile, rispetto a quello maschile, avverte i primi sintomi in anticipo. Il fatto che i pazienti giungano dallo psicologo in età adulta, non significa che il disturbo abbia avuto inizio tardivo, ma solo che per lungo tempo si è cercato di risolvere il problema autonomamente, oppure non lo si è riconosciuto in tempo ed è divenuto un “modus vivendi”.

I primi campanelli d’allarme vengono dati da un’insolita paura di rimanere soffocati a causa dell’ingestione di oggetti quali tappi di penne o di bottiglie, bottoni, piccole parti di giocattoli ecc. In seguito, si comincia a guardare ad alcuni alimenti con sospetto e, con l’andare del tempo, si giunge a un’analisi approfondita e meticolosa di essi. Analisi che sfocia poi in vere e proprie ossessioni, che ne impediscono il consumo.

In molti soggetti subentra la complicanza data dal rifiuto di farsi curare con l’ausilio di pasticche, questo perché la loro ingestione viene vissuta come un qualcosa di estremamente pericoloso. Nei casi più gravi, anche il semplice e del tutto “meccanico” deglutire la saliva, diventa motivo di ansia.

A volte, il pensiero ossessivo di morire soffocati ostacola i rapporti privati e lavorativi, così tanto da innescare un pericoloso isolamento, che non di raro culmina in una grave forma depressiva.

In età adulta, molte donne, seppur desiderose di diventare madri, rifiutano la gravidanza perché la paura di dover nutrirsi in maniera regolare supera la voglia di avere un figlio.

Per far fronte al problema, è fondamentale riuscire a identificare le circostanze che possono averlo originato.

Alcuni anginofobici dichiarano di aver visto in età pre-adolescenziale un coetaneo rischiare di rimaner soffocato a causa dell’ingestione involontaria di un piccolo oggetto (i bambini, soprattutto in età pre-scolare, sono soliti mettere in bocca qualsiasi cosa) e di esserne rimasti traumatizzati.

Altri affermano, invece, di non poter fare a meno di pensare (in particolare quando devono mangiare) alla volta in cui hanno visto un genitore, o un parente prossimo, tossire in maniera prepotente a causa di un pezzetto di cibo andato “di traverso”: in situazioni simili è chiaro che i presenti corrono in soccorso della persona in difficoltà e non “perdono tempo” a tranquillizzare il bambino che assiste alla scena. Si tratta di un atteggiamento normale e giustificato dal fatto che esiste una priorità di attenzioni che, per forza di cose, vanno date a chi potrebbe rischiare di morire.

Altri anginofobici, infine, ammettono di aver iniziato ad avere paura di soffocarsi dopo aver imparato a leggere: alcuni giocattoli a norma di legge prevedono, infatti, la dicitura: “Sconsigliato per bambini di età inferiore ai 3 anni. Alcune parti potrebbero essere ingerite…”. Tale scritta, in certi casi, sembra essere stata l’esordio di un’ansia eccessiva nei riguardi di qualsiasi oggetto di piccole dimensioni.

Ansia che per alcuni, invece, è stata provocata da genitori troppo protettivi che non perdevano occasione (anche quando il bambino era già grande per valutare eventuali rischi) per dire: “Fai attenzione, non mettere in bocca il tappo della penna: se lo ingoi muori” oppure: “Non mandar giù bocconi troppo grandi, altrimenti ti strozzi”, o ancora: “Bevi tanta acqua dopo aver preso la pastiglia, altrimenti ti rimane incastrata in gola”. Situazioni diverse, dunque, ma che hanno portate tutte allo stesso problema.