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Come agisce l’anginofobia

  1. L’ansia viene somatizzata da un malessere localizzato nella zona della gola.
  2. Il soggetto tende al catastrofismo. Il pensiero più frequente è: “Ora mi soffoco!”
  3. L’anginofobico attua un comportamento evitante dapprima nei confronti del cibo, poi delle persone.

Protocollo per il trattamento dell'anginofobia

Il nostro trattamento ha un protocollo basato su tecniche cognitivo-comportamentali quali l’esposizione graduale “in vivo”, il ri-etichettamento delle sensazioni somatiche, il rilassamento e respirazione addominale frazionata e la ristrutturazione cognitiva delle assunzioni disfunzionali.

Ognuno degli obiettivi è trattato in moduli, che possono assumere una struttura connessa con i moduli precedenti o successivi, naturalmente discutendo con il paziente le integrazioni e le interrelazioni tra ciascun obiettivo con gli altri.

I comportamenti evitanti, sempre presenti nell’anginofobia, impediscono a chi ne soffre di non confermare le proprie ipotesi (se mangio un pezzo di pane soffocherò, se ingoio una pasticca soffocherò ecc.) che, quindi, permangono nel tempo. Una volta identificata la situazione specifica, che maggiormente causa timore ed angoscia, viene attuata, sotto il controllo dello specialista, l’esposizione guidata mediante il CAPSAD.

La tecnica dell’ esposizione è notoriamente efficace nella riduzione dell’ansia associata a situazioni ben identificate (Clark D.M., Salkovskis P.M. 1991; Sanavio, 1994). La procedura di esposizione si pone l’obiettivo di permettere al paziente di percepire e valutare in modo “controllato” l’oggetto della propria paura. Questo metodo, consente al paziente di riappropriarsi di quelle funzionalità sociali e quotidiane che ha perso a causa dei rilevanti evitamenti dovuti all’anginofobia.

La modalità di esposizione permette una rapida ripresa e confidenza di abilità che non vengono mai utilizzate.

La discussione concreta sulle diverse sensazioni, favorisce una categorizzazione ed una più realistica adesione ad un modello dei sintomi di ansia come effetti della sindrome anginofobica.

Discutere con il paziente le cause dei singoli sintomi ed i meccanismi della psicopatologia, con esempi calibrati sulle personali esperienze della vita quotidiana, ha la funzione di normalizzare e “decatastrofizzare” la condizione soggettiva del paziente.

Le tecniche di educazione respiratoria hanno la funzione di permettere al paziente di mantenere “sotto controllo” la situazione nei contesti quotidiani più diversi.