Inserisci la tua parola chiave

Emetofobia

L’emetofobia è una patologia che crea nel soggetto colpito paura e repulsione nei confronti del vomito. L’emetofobico è tormentato dall’idea di vomitare, e/o di vedere altri farlo. Presenta, inoltre, una nausea persistente che non gli permette un’adeguata qualità della vita e che è causa di comportamenti di evitamento nei confronti di luoghi, cibi, persone.

Questa psicopatologia viene spesso confusa con Anoressia Nervosa sottotipo restrittivo, Ortoressia e Ipocondria. Sebbene alcuni emetofobici soffrano, o abbiano sofferto in passato di anoressia nervosa, o di altri disturbi alimentari, la correlazione di questa sindrome con un disturbo alimentare, è quasi sempre errata. Nella maggioranza dei casi, infatti, è solo la paura di vomitare a produrre restrizioni alimentari, con conseguente peso corporeo inferiore alla norma. Il sottopeso non è dato dal desiderio di magrezza o dall’insoddisfazione corporea quanto, piuttosto, dal timore di poter vomitare ingerendo cibi.

Come gran parte delle fobie, anche l’emetofobia si sviluppa da paure dell’infanzia che non sono state affrontate adeguatamente, o che sono state rimosse. In alcuni casi i fattori possono essere traumi, incidenti a cui si è assistito da piccoli (solitamente dai 2 agli 8 anni nella nostra esperienza), eventi in cui qualche parente prossimo, o la persona stessa, è stata male e non ha saputo gestire le emozioni correttamente.

La “paura del vomito” viene appresa dal soggetto come unico sistema al fine di prevenire il ripetersi degli eventi spiacevoli che potrebbero portarlo a vomitare. L’esperienza vissuta nel passato, ed interpretata in maniera non funzionale, é troppo terrorizzante per essere affrontata: per questo viene evitata. Si tratta di una strategia protettiva, che si attua automaticamente e che media tutte le azioni e i pensieri che l’emetofobico si trova a compiere.

In età adolescenziale sono presenti insufficienti risorse per interpretare e fronteggiare con abilità e sicuro successo gli eventi traumatici, ecco la motivazione di reazioni di protezione, ritenute dagli altri irrazionali, quali l’emetofobia.

In certi casi l’emetofobia si manifesta solo in alcuni momenti della giornata e non tutti i giorni, mentre in altri rende impossibile lavorare e/o vivere serenamente. Per alcune persone avviene in risposta a uno stimolo (mangiare, viaggiare, litigare), per altre anche in assenza di questo. Ciò rende ogni caso diverso l’uno dall’altro. Tuttavia vi sono alcuni punti in comune che negli ambulatori di Trieste, Udine e Milano, vengono trattati con un approccio multidisciplinare e modulare.

Cosa fare quando un familiare o un amico soffre di emetofobia

  • Cerca di rendere il tuo amico/familiare spensierato, permettendogli di concedersi attività piacevoli ed essere così meno concentrato sulle aree “focus” (stomaco, cibi, spostamenti ecc.).
  • Evita di obbligarlo a mangiare.
  • Durante i pasti evita qualsiasi discussione inerente l’emetofobia.
  • Per evitare di ottenere un aumento delle preoccupazioni e delle ansie, delega il problema allo specialista (psicologo-nutrizionista).
  • Non cercare di “rallegrare il morale”, quanto piuttosto di comprendere le sofferenze dell’emetofobico, lasciando che egli le comunichi nelle modalità e nei tempi che ritiene più opportuni.
  • Non dare consigli o soluzioni “precostituite”: limiterebbero la capacità di rendere il tuo amico/familiare autonomo e perpetuerebbero la richiesta di consigli senza “testarsi”.
  • Accetta gli sbalzi d’umore e fallo ascoltando il disagio, ma non parlando in continuazione di vomito, nausea o quant’altro porti a rimuginarci sopra.
  • Accetta il fatto che l’emetofobia, sebbene possa essere trattata adeguatamente, non può essere guarita nell’immediato; non è possibile, neppure per un farmaco, accendere e spegnere un interruttore istantaneamente: ci vuole tempo, costanza e dedizione.
  • A prescindere se il familiare è in cura o meno, è necessario non affrontare apertamente l’argomento “cibo” e “paure” se non sei convinto delle reazioni che si possono scatenare: ci sono tante altre cose di cui parlare che, di certo, possono far distogliere momentaneamente il pensiero dal problema.