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Ti senti brutto? Il GSD Magazine intervista l’esperto

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Cosa si nasconde nel sentirsi brutti?

In psicologia il concetto di “immagine corporea” non riguarda solo quello che noi vediamo allo specchio: si tratta di un’immagine mentale del nostro apparire corporeo. Investe non solo l’autostima ma anche il rapporto con le altre persone. Questo concetto risponde ad alcune domande: come penso di apparire? Come penso che gli altri mi vedano? Come sento di essere all’interno del mio corpo?

«Quando un soggetto ha una dispercezione corporea, sente e vede il proprio corpo diversamente da quello che vedono gli altri – spiega il dr. Emanuel Mian, psicologo del team di CIBO – Centro Interdisciplinare Bariatria e Obesità degli Istituti Clinici Zucchi e responsabile scientifico di Emotifood – Nelle donne, in particolare, c’è sempre una normale componente di insoddisfazione corporea: non vi sono donne che si piacciano al 100%. La maggior parte di loro vorrebbe avere del peso in meno, indipendentemente dal fatto che siano sovrappeso, normopeso o anche sottopeso. I motivi sono in genere legati al periodo della crescita: nell’adolescenza c’è una modificazione del corpo più marcata nella donna rispetto all’uomo. Ecco perché i disturbi alimentari negli uomini avvengono tardivamente oppure sono legati ad altri fattori».

Immagine corporea

La “perfezione” è in genere mirata ad evitare il giudizio negativo altrui. Dunque il disturbo alimentare, tanto nelle abbuffate quanto nelle restrizioni, ha nell’ansia una grande connotazione. Il peso rappresenta una sorta di falso problema, in quanto più facilmente misurabile di un’emozione.

«La persona affetta da anoressia o bulimia – continua il dr. Mian – utilizza a livello affettivo il proprio corpo: la domanda che cambia non è “come penso di apparire?”, ma “come sento di apparire?”. Il corpo, così, viene percepito più emotivamente che con gli occhi. Analogamente, nel caso del binge eating (sindrome da alimentazione incontrollata) non funziona ammonire le persone che ne sono colpite sul senso di colpa che proveranno in seguito all’abbuffata, perché questo senso di colpa è un’emozione più gestibile rispetto a quella più profonda da cui stanno fuggendo. Da questo punto di vista la persona affetta da obesità e il “binge eater” richiedono due trattamenti diversi. Il primo è di tipo quasi puramente comportamentale (regolare abitudini alimentari, porzioni e così via), il secondo lavorerà maggiormente sulla gestione delle emozioni».

emanuel mian conferenze

Le persone con disturbo alimentare hanno una visione particolare del proprio corpo piuttosto che generalizzata: non vedono l’interezza ma tendono a guardare i dettagli, che vivono come difetti reali e amplificati o supposti. Chi ha un naso grosso non vede magari il bel viso nell’interezza o altre caratteristiche del corpo che possono compensare questo inestetismo o asimmetria. Inoltre, tendiamo a guardare prima ciò che non ci piace, piuttosto che quello che ci piace di noi: come se volessimo prima darci la “notizia cattiva” prima di quella buona, e comunque la notizia buona non va a lenire quella cattiva.

«È fuor di dubbio – conclude il dr. Mian – che nell’era del digitale 4.0 (ormai) si rende necessario l’utilizzo delle nuove tecnologie per poter essere d’aiuto ai nostri pazienti, al fine di poter gestire l’immagine corporea in maniera clinicamente più adeguata. Per fare questo utilizzo il Body Image Revealer e la modellazione tridimensionale, insieme ad altre tecniche cognitivo-comportamentali, che permettono di capire in fase diagnostica la gravità della dispercezione corporea e aiutare la psicoterapia ad affrontare un tema difficile ma trasversale quale l’insoddisfazione corporea».

Clicca qui per l’articolo: immagine corporea_GSDM11

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